MILANO NON SI VINCE CHIUDENDOSI NEI PARTITI


Il dibattito sul candidato sindaco del centrodestra sembra restringersi a tre profili politici.
Tutte persone di valore. Ma credo che il vero tema sia un altro.
Se vogliamo davvero provare a cambiare Milano, non possiamo limitarci a scegliere all’interno del perimetro tradizionale dei partiti e del loro elettorato.
In un momento in cui la politica fatica sempre di più a coinvolgere le persone, serve allargare, non restringere.
Milano è fatta di imprenditori, professionisti, associazioni, volontariato, università, giovani, quartieri.
Di una società civile straordinariamente ricca di competenze ed energie che chiede di essere protagonista, non semplicemente spettatrice.
Il centrodestra ha bisogno dei partiti, naturalmente. Ma ha altrettanto bisogno di aprirsi a chi, fuori dai partiti, conosce la città, la vive ogni giorno e può costruire consenso anche oltre gli schieramenti tradizionali.
Perché se parliamo soltanto a chi ci vota già, difficilmente si riuscirà a conquistare Milano.
Io continuo a credere che questa partita si possa vincere. E, soprattutto, credo che valga la pena mettersi a disposizione per giocarla.
Milano merita una proposta capace di unire politica e società civile. E forse è proprio da qui che bisognerebbe cominciare.



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