“Contro Milano” di Gianni Barbacetto: una lettura che fa discutere.

Milano attrae capitali, investimenti e nuovi residenti. Ma, mentre diventa una delle città europee più interessanti per gli investimenti immobiliari, rischia di diventare sempre meno accessibile a chi già ci vive e ci lavora.

È questa una delle tesi più forti del libro: è in atto una progressiva “sostituzione sociale”.
Famiglie spinte verso l’hinterland, giovani che non riescono a permettersi una casa, lavoratori essenziali – nella sanità, nella scuola, nei trasporti – che faticano sempre più a vivere nella città in cui lavorano.
Il “Modello Milano”, tanto celebrato, viene così messo sotto accusa: grande ricchezza per pochi, aumento delle disuguaglianze e progressiva espulsione per molti, mentre periferie, edilizia pubblica e servizi non crescono allo stesso ritmo dei valori immobiliari.
Colpisce il confronto con città come Barcellona, Vienna e Monaco, dove importanti quote delle nuove abitazioni vengono destinate all’edilizia sociale e alle giovani famiglie.
Si può discutere sulle analisi e sulle conclusioni di Barbacetto, ma una domanda resta centrale: può definirsi vincente un modello di città che attrae investimenti ma rischia di perdere i suoi cittadini?
Milano deve continuare a crescere, innovare e attrarre capitali.
Ma la vera sfida è fare in modo che la ricchezza generata torni alla città sotto forma di case accessibili, verde, scuole, trasporti, servizi e qualità della vita.
Perché una città che cresce lasciando indietro una parte dei suoi cittadini non è una città che cresce davvero.



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