MILANO STA CAMBIANDO VOLTO. MA LA DOMANDA È: PER CHI È ANCORA MILANO?


I dati riportati oggi dal Corriere della Sera raccontano una trasformazione impressionante.
Su circa 1,4 milioni di residenti, poco più di 200 mila vivevano già a Milano all’inizio del secolo. In poco più di vent’anni abbiamo assistito a un ricambio demografico e sociale senza precedenti.
Milano continua ad attrarre studenti, professionisti, capitali e persone provenienti da ogni parte del mondo. Ed è una straordinaria ricchezza.
Ma contemporaneamente troppe famiglie, lavoratori e giovani milanesi sono costretti a lasciare la città, sempre più spesso spostandosi nell’hinterland, perché non riescono più a sostenerne il costo.
È il tema che pongo da tempo: stiamo assistendo a una vera e propria sostituzione sociale.
Una città sempre più attrattiva per chi dispone di redditi elevati e sempre meno accessibile a chi la fa funzionare ogni giorno: insegnanti, infermieri, dipendenti pubblici, addetti ai trasporti, commercianti, giovani coppie e famiglie.
Non dobbiamo fermare Milano né chiuderla.
Al contrario: dobbiamo continuare ad attrarre talenti, investimenti e nuove energie.
Ma crescita e inclusione devono tornare a camminare insieme.
La vera sfida dei prossimi anni sarà rendere Milano nuovamente una città nella quale non soltanto si desideri arrivare, ma nella quale si possa scegliere di restare, costruire una famiglia e progettare il proprio futuro.
Milano deve invertire la rotta: più casa accessibile, più servizi, più attenzione alle periferie e al ceto medio, più opportunità per i giovani.
Una città che cresce espellendo una parte dei propri cittadini forse diventa più ricca, ma certamente diventa più povera socialmente.


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